Tremonti riforma fiscale 2011: a chi piace e a chi no



Questa settimana è stata approvata la manovra finanziaria varata dal Ministro Tremonti. L’obiettivo è quello di azzerare il debito dell’Italia entro un 2014, togliendo al deficit del paese una cifra di 1.5 miliardi di euro nel 2011, 5.5 miliardi nel 2012 e 20 miliardi nel biennio 2013-2014. La manovra prevede alcuni tagli, come quelli destinati agli stipendi dei Ministri e agli stipendi di tutti gli impiegati presso la pubblica amministrazione; il rincaro di alcune tasse, come quella del “superbollo” per automobili di grossa cilindrata; la privatizzazione di alcune associazioni, come la Croce Rossa Italiana.
Non hanno ritardato a farsi vivi gli interventi del mondo della politica e della finanzia in merito a questa manovra finanziaria di giugno 2011: la Standard and Poor’s Corporation, ad esempio, società specializzata in inchieste finanziarie internazionali, prevede che la manovra di Tremonti non funzionerà, neanche se perfettamente applicata in tutti i suoi punti, in quanto l’arretratezza produttiva del nostro Paese avrebbe avuto bisogno di “riforme microeconomiche” e di investimenti sui privati per poter riportare la produttività e i salari in linea con un motore capace di spingere il Paese nel mentre di un azzeramento del deficit.
A non essere convinti della manovra sono anche gli ordini professionali, che non vedono nessuna possibilità di crescita dei salari (bisognerà forse leggere tra le righe di questa manovra?), molte banche, che ci ricordano come un’altra fetta di debito pubblico maturerà in parallelo al percorso previsto fino al 2014, e gli esponenti politici di tutte le fazioni, i quali concordano una cosa: una grande riforma ed un Governo instabile non possono andare a braccetto. Sarà vero?