Pareggio di Bilancio Italia 2013

iva 21 percento

Con la crisi economica sempre più nel vivo, ieri Giorgio Napolitano, presidente delle Repubblica Italiana, ha firmato il testo  della manovra finanziaria. Ciò dovrebbe permettere, secondo i calcoli del governo, il pareggio del bilancio entro il 2013, riuscendo quindi ad avere un guadagno netto di circa 53,3 miliardi.

Rispetto al testo proposto ad  Agosto, sono molti i punti rivisti e corretti. Fra tutti la lotta all’evasione fiscale, nocciolo spigoso che è divenuta la base di questo programma governativo. Saranno diverse le misure prese per contrastare questo crimine. In particolare verrà inasprito il regime delle società non operative e l’utilizzo da parte dei soci dei beni della società. Le informazioni sui rapporti tra contribuenti e banche potranno essere usati per creare liste di selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo. Si abbasserà da 5.000 a 2.500 euro la soglia limite per l’uso del contante: oltre questo importo i pagamenti vanno effettuati con strumenti tracciabili.

Altro punto saliente sarà l’innalzamento di un punto percentuale dell’aliquota Iva ordinaria, che passa quindi dal 20 al 21 per cento. Restano inalterate le aliquote ridotte del 4 e del 10%. L’innalzamento dell’Iva dovrebbe portare un maggior gettito pari a 4,2 milioni di euro su base annua dal 2012.

Per quanto riguarda le pensioni, viene anticipato al 2014 (cioè in anticipo di altri due anni) l’adeguamento di queste, per le donne, nel settore privato. La prima tappa dell’adeguamento a 65 anni scatterà ne l 2014, e si arriverà al termine del processo di adeguamento nel 2026. La manovra di luglio aveva invece previsto l’avvio del percorso di adeguamento a partire dal 2020, data che era poi stata anticipata al 2016 dal decreto di Ferragosto.

Le festività, sempre a differenza del decreto approvato a metà di Agosto, non saranno più abolite e quindi  25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno, che si aggiungono quindi alle festività religiose, non interessate dalla manovra.

La chiave di volta, ovviamente rimarrà il contributo di solidarietà che toccherà solo i contribuenti con redditi oltre i 300mila euro. Si stima che siano circa 34mila soggetti. Il contributo consiste in un prelievo del3% sulla parte di reddito eccedente i 300mila euro. Il reddito di riferimento è quello complessivo ma senza prima casa. Il contributo sarà deducibile. Per statali e pensioni d’oro, invece, il contributo scatta oltre i 90mila euro (5%) e diventa del 10% oltre i 150mila euro.

Il ddl, inoltre ha decretato l’abolizione di moltissime Province. Saranno cancellati ben 3.320 posti da consigliere, assessore o presidente rispetto all’ordinamento attuale, già alleggerito dal taglio del 20% introdotto due anni. L’addio alle Province non sarà, però, né immediato né unitario. A decretare la data di scadenza di ogni ente locale sarà la fine de i mandati politici attuali usciti dalle ultime elezioni amministrative. Questa è solo una piccola parte del decreto. Una parte che fa comunque capire il momento che l’Italia, come tutto l’Europa, come tutto il mondo, sta passando. Per maggiori informazioni sul decreto passato l’8 settembre, troverete tutto quello che vi serve semplicemente sul web. Intanto non possiamo far altro che reggerci forte, perché quelli che verranno saranno tempi duri. Per tutti.